La guerra per la tua attenzione 2 – Ecco perché non alzi la testa dallo smartphone

Perché siamo sempre a testa bassa sopra i nostri smartphone? (Leggi qui la prima parte)

Ti racconto una breve storia.

Siamo alla fine degli anni ’40. Burrhus Skinner, uno dei padri della psicologia comportamentale, sta facendo alcuni esperimenti, usando come cavia un piccione. Il piccione ha davanti a sé un tasto, che schiaccia ripetutamente con il becco. Ogni volta che schiaccia, riceve come ricompensa del cibo.

Schiaccio-cibo-mangio.

Avanti così, fino ad avere la pancia bella piena.

A un certo punto, il buon Skinner fa una bastardata. Cambia le carte in tavola introducendo una piccola ma significativa variazione. Il piccione ora non riceve più il cibo ogni volta che preme il pulsante, ma circa la metà delle volte. Ora, quando schiaccia il pulsante, non è più sicuro di ricevere la sua gustosa ricompensa.

Indovina… in quale dei due casi il piccione ha iniziato a schiacciare su quel tasto come un forsennato?

Nel secondo.

L’incertezza di ricevere il cibo lo manda fuori di sé. Continua a premere… ancora, ancora e ancora.

2018… Adesso il piccione sei tu

Il tasto si trova sul tuo smartphone. Le ricompense non sono cibo, ma notifiche, like, amicizie accettate, messaggi ricevuti, post e video interessanti, foto su cui ti soffermi…

La frequenza con cui ricevi questi ‘premi’ è per te imprevedibile, esattamente come per il piccione di Skinner. E, come il piccione, finisci con lo schiacciare i tasti in modo compulsivo.

Ah, pardon… Ci siamo evoluti, è vero. Non ci sono più tasti sugli smartphone, è tutto ‘touch’.

Insomma, il cosiddetto meccanismo delle ricompense variabili crea dipendenza anche a noi e non solo ai piccioni. A livello ormonale agisce sulla produzione di dopamina, ormone del piacere… ma anche ormone della dipendenza, appunto.

Questo principio, così come altri scoperti dalla psicologia comportamentale, è stato applicato alle tecnologie digitali, alle app e ai social network, per un motivo molto semplice: catturare la tua attenzione.

La tua attenzione è il prezzo che paghi per utilizzare i social network… Che quindi – udite udite – non sono gratis. Ma proprio per niente.

L’attenzione è la nuova valuta del mercato digitale. Non paghiamo per Facebook, per Instagram o per Google, in cambio concediamo spazi mentali da rivendere agli inserzionisti.”

Da “Iperconnessi”, puntata di Presa Diretta, Rai 3 (link in fondo all’articolo)

Quando sei su Facebook, cos’hai davanti? Foto, testi, inviti di amicizia, articoli. Scorri e scorri… In fin dei conti sei tu che guardi uno schermo illuminato. Forse, però, non ti accorgi che anche quello schermo sta guardando dentro di te.

Lascia che ti spieghi.

Quando utilizzi Facebook non sei in una ‘situazione neutrale’

Non sei semplicemente lì a muovere il tuo bel ditino sullo schermo… C’è qualcuno che si sta interfacciando con te, e non sono i tuoi amici virtuali.

Hai davanti un algoritmo… E questo algoritmo, scusa la franchezza, ti sta facendo il culo.

Sai per quale motivo ti vengono presentati sulla bacheca proprio quegli articoli e proprio quelle foto? Non è casuale, è fatto apposta.

Questo algoritmo ti conosce.

Sa cosa ti piace e cosa no. Sa quali pagine ‘segui’ con interesse. Sa quali sono le pagine che ‘segui’ ma di cui in realtà non ti importa nulla. Sa che tipo di articoli leggi. Sa su che tipo di foto ti soffermi.

Sa, soprattutto, come tenerti incollato allo schermo. Sa come ciucciarti via l’attenzione, che non è altro che energia vitale. Questo perché sa come funziona la tua mente. E lo sa meglio di te.

Il principio della ricompensa variabile scoperto da Burrhus Skinner (anche detto a ‘premio imprevedibile’) è ciò su cui si basa l’algoritmo. Come dicevo sopra, non funziona solo con i piccioni, ma anche con noi esseri umani.

In estrema sintesi, se abbiamo la certezza di ricevere il premio, ripetiamo l’azione più volte, ma ad intervalli di tempo più lunghi.

Se invece il premio è imprevedibile, cominciamo ad agire in modo compulsivo… e a schiacciare sempre di più sulle icone delle app.

Il vero motivo per cui noi continuiamo a scorrere la bacheca di Facebook o di Instagram è perché attendiamo la nostra ricompensa, esattamente come i piccioni del professor Skinner […] La ragione per cui queste compagnie hanno così tanto successo è perché riescono a governare i meccanismi della mente […] Ci sarà di sicuro un prezzo da pagare per questa rivoluzione che stiamo vivendo, e una parte sarà pagata dalla nostra attenzione.”

Nir Eyal, autore di ‘Hooked-Catturare i Clienti’

Questa si chiama induzione alla dipendenza… Infatti è lo stesso meccanismo su cui si basano le slot machine, tanto per fare un esempio.

E tu pensi ancora di essere solamente davanti a qualche foto,a qualche video interessante e qualche post simpatico?

Insomma, c’è qualcuno che sta giocando con la nostra mente, con il tuo cervello.

A te va bene tutto questo?

Vogliamo andare avanti a farci trattare come piccioni drogati di notifiche… su cui vengono fatti degli esperimenti?

Vogliamo continuare a farci dominare dai nostri smartphone?

Vuoi lasciare che un algoritmo – una macchina, in fin dei conti – abbia la meglio sul tuo cervello e lo modifichi – nella sua struttura fisica – a suo piacimento?

Per concludere, ti lascio con una citazione di uno dei pionieri delle neuroscienze e scopritore della plasticità cerebrale, cioè del fenomeno per cui il nostro cervello continua a modificarsi anche in età adulta a seconda del modo in cui lo utilizziamo.

Tutte queste nuove tecnologie stanno già provocando un cambiamento fisico nel nostro cervello che è molto diverso oggi rispetto a trent’anni fa.

Tendiamo a pensare che qualsiasi cosa accada nella nostra testa vada bene e che il cervello sia sano finché ne abbiamo uno.

Non ha senso.

Sappiamo talmente poco della correlazione tra la salute del cervello e quello che gli provochiamo con le nostre azioni, che pensiamo che qualsiasi invenzione tecnologica le mettiamo addosso sia innocua, purché non ci uccida.

E’ falso.

La tecnologia ci sta cambiando e sta cambiando il nostro cervello.”

Michael Merzenich

Abbiamo tra le mani degli strumenti formidabili e dall’impatto devastante, nel bene e nel male.

Dominiamoli e usiamoli per fare qualcosa di buono e importante.

Se non impariamo a farlo, continueremo ad essere dei semplici piccioni… in quella che, seppur senza sbarre, è a tutti gli effetti una gabbia.

Ci si vede Oltre…

Giulio

 


In questo articolo ho citato:

Iperconnessi, puntata di Presa Diretta Rai 3 (ti assicuro che sono 2 ore davvero ben spese)

Nir Eyal, autore di Hooked, Come catturare i Clienti (lo trovi su Macrolibrarsi e Il Giardino dei Libri)

Michael Merzenich, di cui ti consiglio questo TedTalk e il progetto BrainHQ, un programma di esercizi per potenziare il cervello

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