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Teoria delle Finestre Rotte – Perché dovresti applicarla ai Social

Che cos’è la Teoria delle Finestre Rotte? E perché dovremmo ricordarcene, quando usiamo i social network? Lo scoprirai tra poco.

Per questo articolo ho preso spunto dal libro Il Punto Critico: i grandi effetti dei piccoli cambiamenti, del giornalista Malcolm Gladwell.

Nel capitolo dedicato al Potere del Contesto, Gladwell porta come esempio la criminalità di New York negli anni ’80.

In quegli anni la situazione, nella Grande Mela, era a dir poco critica. La diffusione della criminalità aveva raggiunto livelli mai visti prima.

Basti pensare che ogni anno in media si superavano i 2000 omicidi e i 600’000 casi di gravi delitti.

Poi, per fortuna dei newyorkesi, qualcosa cambiò negli anni ’90.

Il tasso di omicidi crollò di due terzi. Altri reati minori si ridussero della metà.

A fine anni ’90, il numero dei crimini che avvenivano nella metropolitana era diminuito del 75 per cento rispetto alle cifre dei primi, anni ’90.

Come fu possibile? Cosa cambiò drasticamente la situazione?

Gladwell racconta che il cambiamento avvenne grazie all’applicazione della Teoria delle Finestre Rotte… che lui, nel suo libro, ha ribattezzato il Potere del Contesto.

La Teoria delle Finestre Rotte è opera dei criminologi James Wilson e George Kelling

In breve afferma che la criminalità è l’inevitabile risultato del disordine: se una finestra è rotta e non viene riparata, chi ci passa davanti penserà che nessuno se ne preoccupa e nessuno ha la responsabilità di far qualcosa a riguardo.

Ne verranno presto rotte altre e la sensazione di anarchia si diffonderà da quell’edificio alla strada su cui si trova, dando il segnale che tutto è possibile.

Allo stesso modo, in una grande città, piccoli ma onnipresenti segnali di disordine e non curanza – graffiti sui muri, sporcizia, infrazioni minori che non vengono punite e così via – danno un’impressione di caos e anarchia e questo, secondo la teoria di Wilson e Kelling, porta i criminali ad agire di più e con più facilità.

Si tratta quindi, in un certo senso, di una teoria che vede il crimine come qualcosa di contagioso.

E torniamo allora a New York, negli anni ’80.

Kelling, uno dei due criminologi della Teoria delle Finestre Rotte, fu richiesto come consulente dall’azienda dei trasporti newyorkese, per sistemare la situazione della metropolitana.

Le autorità seguirono la teoria di Kelling e iniziarono a punire i reati minori.

In molti criticarono questa scelta, perché volevano che la polizia si concentrasse sui crimini più gravi.

In ogni caso, le forze dell’ordine applicarono la teoria delle finestre rotte, punendo i reati minori senza fare eccezioni, per diversi anni.

Tanto per fare un esempio, i vagoni della metropolitana venivano costantemente ripuliti da ogni graffito. Ogni nuovo graffito veniva eliminato in giornata.

Ci fu poi una stretta su chi non pagava il biglietto. Non certo un grande reato, ma un piccolo segnale di disordine che, secondo la teoria delle finestre rotte, contribuiva al dilagare della criminalità.

Tra il 1990 e il 1994 gli arresti per le violazioni meno gravi che per lungo tempo erano rimaste impunite – come anche ubriachezza o schiamazzi in luogo pubblico -quintuplicarono.

La Teoria delle Finestre Rotte fu applicata con costanza negli anni e fu una strategia vincente, come spiegano i dati che ho citato all’inizio. Il dilagare della criminalità venne bloccato.

Cosa accade allora, se ci spostiamo nel presente e applichiamo la teoria delle finestre rotte, all’uso dei social network?

La Teoria delle Finestre Rotte, in sostanza, afferma che veniamo influenzati dal contesto in cui ci troviamo. E questa per alcuni può anche essere un’ovvietà.

La domanda fondamentale è…

Quanto siamo davvero influenzabili? Fino a che punto ciò che ci circonda modifica i nostri pensieri e le nostre azioni?

Probabilmente molto più di quanto saremmo disposti ad ammettere.

Il fatto è che nella gran parte dei casi, le influenze che riceviamo passano sottotraccia, cioè non ne siamo pienamente consapevoli. E non esserne pienamente consapevoli vuol dire che queste influenze esterne possono condizionarci più di quanto pensiamo.

Se scorriamo il feed dei social e ci troviamo lamentele, negatività, violenza verbale, discussioni inutili che sfociano in risse via tastiera… Come e quanto ne veniamo influenzati?

Quanto tutto ciò condiziona il modo in cui vediamo il mondo intorno a noi?

Perché allora non applicare davvero la Teoria delle Finestre Rotte e ripulire il nostro contesto social?

Anche perché, quando siamo sui social, nel 99% dei casi il nostro livello di attenzione è molto basso… e di conseguenza lo è anche il nostro livello di consapevolezza. Quindi le influenze negative colpiscono più facilmente la nostra mente subconscia.

Allora fallo per davvero, applica la Teoria delle Finestre Rotte ai social che usi di più:

  • Elimina dalle amicizie coloro che sanno solo criticare, diffamare, insultare, lamentarsi dei problemi senza proporre soluzioni
  • Elimina pagine e profili che non diffondono messaggi costruttivi
  • Non perdere il tuo tempo nel leggere o nel partecipare a litigi tra i commenti a un post o a un video

Fatti un regalo, lascia stare quella spazzatura e risparmia le tue energie per qualcosa di migliore.

Leggi anche Energia Mentale: come ricaricarla grazie allo smartphone

teoria finestre rotte

Alza la qualità del tuo contesto social e arricchiscilo con profili che condividono informazioni realmente utili, video ispirazionali, messaggi positivi che migliorano la giornata di chi li legge.

Sia chiaro, non sto mica dicendo che devi riempirti la bacheca di gente che è sempre in vacanza o in palestra.

Sto dicendo di fare esattamente come le autorità di New York nella metropolitana.

Fai pulizia delle piccole cose.

Di quei piccoli dettagli che hanno un’influenza negativa sulla tua mente…

…inizia dai social e questo porterà benefici anche nella tua vita offline.

Malcolm Gladwell, alla fine del capitolo dedicato al potere del contesto, afferma che:

“E’ possibile essere una persona migliore in una strada o in una metropolitana pulita piuttosto che in una insudiciata da spazzatura e graffiti.”

E questo, aggiungo io, vale sia per strade del mondo fisico, sia per le strade del nostro mondo emotivo e mentale.

Ci si vede Oltre…

Giulio – Risveglio Digitale

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Purtroppo ho visto che il libro Il Punto Critico viene dato come “attualmente non disponibile” su tutti i principali siti. Questo è il link alla versione in lingua originale (inglese) – The Tipping Point, Malcolm Gladwell

Questo è invece il sito di Malcolm Gladwell.

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